Alcuni studi, relativi soprattutto al campo della psicologia cognitiva, hanno analizzato i processi di pensiero che spingono l’uomo a scommettere anche ingenti somme di denaro. Tali ragionamenti e le relative decisioni che da essi maturano, non sono sempre uguali e cambiano da individuo ad individuo. Quasi sempre i giocatori d’azzardo, prima di una puntata, praticano piccoli riti scaramantici, tentano di calcolare le probabilità di successo e ricercano un alto livello di concentrazione, al fine di riuscire ad applicare in modo migliore nel gioco quelle che ritengono essere le proprie personali abilità. Si tratta tuttavia di comportamenti completamente inutili, in quanto, per definizione, nel gioco d’azzardo la vincita o la perdita sono totalmente dipendenti dal caso. Oltre a tali comportamenti i giocatori, soprattutto quelli abituali o compulsivi, utilizzano personali strategie per prendere decisioni sul gioco che stanno praticando. Tali aspetti decisionali sono quasi sempre dettati da euristiche o errori di ragionamento. Perciò, nonostante le apparenze, si tratta di pensieri e decisioni totalmente irrazionali o illogici (Dickerson 1993). I due più frequenti errori di ragionamento nei quali cadono i giocatori d’azzardo prendono il nome di “fallacia di Montecarlo” (conosciuta anche come “fallacia del giocatore”) e “fallacia di controllo” (maggiormente nota con il nome di “illusione di controllo”).

La fallacia di Montecarlo è un errore di ragionamento che si basa su un errato calcolo delle probabilità. Essa si manifesta come la tendenza, da parte del giocatore, a sopravvalutare enormemente la probabilità di riuscita di una scommessa dopo una serie consecutiva di previsioni e giocate non andate a buon fine (Cohen 1972). Ad esempio, un abituale giocatore di roulette all’interno dei casinò, dopo dieci uscite consecutive di un numero di colore rosso, tenderà a scommettere su un numero di colore nero, ritenendo molto più probabile una sua uscita (D’Urso e Giusberti 2000). La fallacia di Montecarlo può sfociare anche in un infruttuoso ed ostinato inseguimento della vincita. Infatti un giocatore uscito da una serie consecutiva di più scommesse perse, tenderà a continuare in modo imperterrito a scommettere ritenendo, giunto a quel punto, assai più probabile una sua imminente vittoria. Al contrario lo stesso giocatore, sempre per effetto della fallacia di Montecarlo, si sentirà molto meno sicuro di ottenere una nuova vittoria in seguito ad una scommessa conclusasi con un esito positivo (Cohen 1972). La fallacia del giocatore pone le proprie radici nell’euristica della rappresentatività, secondo la quale gli individui tendono a giudicare sequenze di eventi equiprobabili come assai più o meno rappresentativi di quello che in realtà sono. L’euristica della rappresentatività si verifica poiché le persone sistematicamente tendono a non considerare in modo corretto la reale ampiezza di un campione e la probabilità oggettiva di un evento (Kahneman e Tversky 1972).

L’altro errore di ragionamento che è spesso commesso dai giocatori d’azzardo consiste nell’illusione di controllo. Essa è definibile come una aspettativa di successo immotivatamente alta rispetto ai canoni della realtà. Essa è dovuta al fatto che i giocatori spesso si ritengono in grado di poter manipolare gli eventi e percepiscono il gioco d’azzardo come un gioco di abilità e strategia (Langer 1975). Essi sostengono di possedere un’innata competenza nel gioco e di aver maturato capacità personali fondamentali per la vittoria. Essi perciò ignorano o non riescono a comprendere come il gioco d’azzardo non possa mai essere, in nessuna delle sue varianti, un gioco di abilità.

Altro errore di ragionamento che i giocatori, non di rado, mettono in pratica è legato allo sviluppo di una personale numerologia ingenua. Spesso essi tendono ad attribuire, in determinati giochi d’azzardo, un particolare valore o significato ai numeri. Ad esempio si tende a considerarne alcuni come portafortuna ed altri come predittori di mala sorte. Generalmente gli individui preferiscono giocare e scommettere numeri legati a date di nascita, anniversari ed eventi significativi della propria vita o di quella di persone care, ritenendo, per tale motivo, che la possibilità di successo sia maggiore. Se ipoteticamente, come avviene in alcuni giochi televisivi, ad un soggetto venisse chiesto di scegliere tra due numeri, la scelta ricadrebbe, nella quasi totalità dei casi, su di un numero al quale viene attribuito un particolare significato intimo o sentimentale. Il valore affettivo dei numeri viene visto come propulsore di vittoria, ma ovviamente così non è in quanto qualsiasi numero, in termini statistici, ha la medesima probabilità di successo rispetto ad un altro.

 


FONTI

Cohen J. (1972), Psychological Probability or the Art of Doubt, Allen & Unwin, London.

Dickerson M.G. (1993), La dipendenza da gioco. Come diventare giocatori d’azzardo e come smettere, EGA Edizioni Gruppo Abele, Torino.

D’Urso V., Giusberti F. (2000), Esperimenti di Psicologia, Zanichelli Editore, Bologna.

Kahneman D., Tversky A. (1972), Subjective probability: a judgment of representativeness, Cognitive Psychology, 3, pp. 430-454

Langer E.J. (1975), The illusion of control, Journal of Personality and Social Psychology, 32 (6), pp. 311-328

Masi M. (2012), La dipendenza da gioco patologico, tesi di laurea, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, a.a. 2011-2012, sessione I, relatore M.Costa

 


Marco Masi

Marco Masi

Sono Marco Masi Mi sono laureato in Psicologia Clinica all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna presso la Facoltà di Psicologia della sede di Cesena (FC). Come PSICOLOGO CLINICO mi rivolgo alla prevenzione delle situazioni di disagio e alla promozione del benessere psicologico e sociale, in particolare all’identificazione e al trattamento delle problematiche affettive, relazionali e comportamentali che si presentano in situazioni di disagio emotivo.

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