Negli ultimi anni le Video Lottery Terminals (in Italia più conosciute semplicemente con il nome Videolottery o con l’acronimo VLT) sono diventate la più popolare (e redditizia) forma di gioco d’azzardo legalizzato. È sufficiente passeggiare in qualsiasi centro urbano per notare come la creazione di sale slot dedicate esclusivamente ad esse si sia espansa a macchia d’olio nel corso dell’ultimo decennio. Ma che cosa sono le VTL? Da che cosa si differenziano dalle slot machines? Possiamo dire, utilizzando una neanche troppo banale proporzione matematica, che la slot machine sta alla VLT come la cabina telefonica a gettoni sta all’Iphone.

La slot machine, come suggerisce il nome, è una macchina fisica, una volta costruita da rulli e cilindri, oggi sostituiti dai più tecnologici microchip. La slot accetta esclusivamente monete, le quali vengono accumulate al suo interno, e in caso di vincita la macchina “scarica” il suo contenuto sotto forma di premio in denaro. Per quanto riguarda la VLT questa non è nemmeno più definibile come una “macchina”, si tratta invece di un vero e proprio computer. Le VLT raramente accettano monete (non inferiori comunque a 1 o 2 euro), sono infatti costruite appositamente allo scopo di inserire al loro interno banconote di ogni taglio e le vincite sono completamente digitalizzate. Tramite complessi sistemi hardware le VLT sono costantemente interconnesse l’una all’altra all’interno della stessa sala e anche a livello nazionale. Per questo motivo, essendo figlie di intricati sistemi algoritmici, mettono in palio potenziali jackpot stratosferici. Ciò non accade nella slot machine tradizionale, la quale non comunica con alcun apparecchio all’infuori di se stessa e le cui vincite massime si aggirano a qualche centinaio di euro erogato sul momento ed in moneta.

E qui è possibile aprire una riflessione: per definizione il gioco d’azzardo si basa sul caso, sulla sorte, espressione massima per gli antichi della benevolenza della Dea Bendata. Ma con le sempre più moderne Videolottery si può davvero parlare di casualità, dal momento che il loro funzionamento è completamente mediato da sistemi matematici?

Negli anni si è assistito ad un vero e proprio processo di ingegnerizzazione della dipendenza da gioco. Alla base dell’attrattiva esercitata da questi apparecchi computerizzati si riconosce un sistema di automatismo gioco-rinforzo immediato attraverso l’uso di illusorie e intangibili micro vincite dal valore di pochi centesimi di euro. L’assurdo paradosso è che il giocatore patologico si troverà ad investire enormi somme di denaro per ricevere una gratificazione ogni qual volta il software elargirà digitalmente minuscole vincite elettroniche.

Perché le VLT e slot risultano così attrattive? Quali sono le loro caratteristiche intrinseche che le rendono così potenzialmente pericolose?

Il primo fattore di rischio che può determinare comportamenti problematici è essenzialmente il fatto che si tratta di giochi solitari: infatti nelle VLT e slot machines, non solo il denaro perso da un giocatore non è guadagnato da un altro, ma si caratterizzano soprattutto per essere esercitati da una persona individualmente contro un’organizzazione o una macchina. Tali dispositivi inoltre hanno una bassa soglia di accesso: essi si trovano ormai dappertutto nei bar, nelle edicole, in tabaccheria, possono cioè essere facilmente raggiungibili da chiunque.  Altri aspetti deleteri di questi dispositivi sono la continuabilità e la velocità. Infatti è possibile giocare ininterrottamente a questi giochi in qualsiasi ora del giorno e della notte, inoltre tra una puntata e l’altra non sono possibili momenti di pausa e la durata di ciascuna giocata può durare anche meno di quattro secondi. A differenza della slot machine, la VLT è stata volutamente ideata per far dimenticare la reale “dimensione” del denaro, infatti come già accennato le riscossioni immediate nel caso di puntata vincente sono completamente virtuali, e questo sistema, basato sulla mancata riscossione tangibile, favorisce la possibilità di continuare a scommettere gli importi digitalmente vinti.

Altro aspetto per niente marginale è come la tecnologia sia riuscita a costruire nuove forme di dipendenza sfruttando quello che è il funzionamento cerebrale e mentale dell’essere umano. Non è un caso infatti che le VLT siano straordinariamente avanzate nell’esporre il giocatore a continui stimoli sensoriali visivi e acustici attraverso combinazioni di luci, suoni, immagini percettivamente non solo piacevoli, ma anche ripetitivi. Questa continua e pervasiva esposizione sensoriale provoca nel giocatore stati cerebrali molto simili ad induzioni ipnotiche, come può essere evidenziato dalla perdita della cognizione spazio-temporale. Ed è anche per questo motivo che in generale, tutti i dispositivi elettronici di scommesse, come le VLT, vengono denominati crack: è la cocaina del mondo del gioco d’azzardo, in linea con l’idea che il gioco d’azzardo elettronico crei una potenziale di dipendenza maggiore di tutte le altre forme di gambling.

 


FONTI

Malizia N. (2016), Il gioco d’azzardo patologico: profili sociologici, criminologici, psicologici e vittimologici, in La Rosa F. (a cura di) Il gioco d’azzardo in Italia contributi per un approccio interdisciplinare, Franco Angeli Edizioni, Milano, pp. 255-279

Masi M. (2012), La dipendenza da gioco patologico, tesi di laurea, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, a.a. 2011-2012, sessione I, relatore M.Costa

 

Marco Masi

Marco Masi

Sono Marco Masi. Mi sono laureato in Psicologia Clinica all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna presso la Facoltà di Psicologia della sede di Cesena (FC). Come PSICOLOGO CLINICO e PSICOTERAPEUTA mi rivolgo alla prevenzione delle situazioni di disagio e alla promozione del benessere psicologico e sociale, in particolare all’identificazione e al trattamento delle problematiche affettive, relazionali e comportamentali che si presentano in situazioni di disagio emotivo.

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