Furio Zoccano è una delle maschere comiche più riuscite da Carlo Verdone, splendido esempio cinematografico di personalità ossessiva, comparso per la prima volta nel film Bianco, Rosso e Verdone del 1981. Di questo personaggio immaginario, entrato nella mente e nella simpatia di gran parte degli italiani, abbiamo poche informazioni biografiche. Funzionario al Ministero delle Partecipazioni Statali è sposato con la scarsamente assertiva Magda, con la quale ha due figli Antongiulio e Antonluca. Con la sua interpretazione Verdone riesce a dimostrare plasticamente come la rigidità e la ricerca della perfezione tipica dell’ossessivo risulti fortemente disfunzionale nella gestione della vita quotidiana.

Cosa caratterizza una personalità ossessiva?

Un individuo con questo disturbo di personalità è psicologicamente guidato dal pensiero e dall’azione, in netta sproporzione (o assenza) rispetto al sentimento, alla sensibilità e la capacità di saper ascoltare o entrare in empatia con le persone che lo circondano. Questo è evidente nel racconto di Furio, il quale non è minimamente in grado di saper, non solo ascoltare, ma nemmeno riconoscere i bisogni e le esigenze della moglie.

Questo particolare tratto di personalità era già stato descritto da Freud il quale lo ha definito come “ordinato, parsimonioso, ostinato, perfezionista, puntuale, meticoloso, inflessibile”. Nulla sappiamo dell’infanzia di Furio Zoccano, ma, prendendo come riferimento la teoria psicodinamica, possiamo immaginarci un bambino rigidamente o troppo prematuramente educato all’ordine e alla pulizia dai genitori, i quali lo hanno sottoposto a richieste non adeguate per la sua età e grado di sviluppo. Un bambino che si sarà, fin dalla primissima infanzia, sentito costantemente controllato e giudicato dai genitori stessi. E poichè cresciuto rigidamente sotto questi dettami, è inevitabile che possa essersi percepito come inadeguato, cattivo o vergognoso. Per tale motivo il bisogno di controllo, pulizia, puntualità diventano, durante le fasi della crescita, importanti per mantenere salda l’autostima e la propria identità. E con la stessa presumibile rigidità con la quale è cresciuto, Furio educa i suoi figli. E a proposito del sopracitato bisogno di controllo e pulizia, è emblematica la scena in cui, alla stazione di servizio, impedisce ai figli di andare in bagno (luogo definito come “distributore automatico della salmonellosi e del tifo”) chiedendo loro di trattenersi e controllare le esigenze fisiologiche per altri “ventidue, massimo ventitré minuti”.

Gli individui ossessivi sono orientati non solo al controllo della realtà esterna, ma anche alla rettitudine e correttezza morale. Possono perciò essere intransigentemente ligi alle regole, risultare pedanti molto simili ad un predicatore moralizzante, oltremodo prodigo di critiche e giudizi etici nei confronti delle persone che lo circondano. Anche questo aspetto è brillantemente rappresentato da Verdone nel momento in cui i due coniugi hanno uno scambio di vedute in merito alla telefonata al Soccorso Stradale. Alle richieste supplichevoli della moglie disperata la riposta moralizzante ed intransigente di Furio non si fa attendere:

“Ma brava! Continuiamo sempre a ragionare come fai te! Così l’Italia andrà sempre più a rotoli! Ma che divento io? L’uomo che gridava al lupo al lupo!? Eh! Abbi pazienza!”

 

È tuttavia bene fare una importante distinzione tra Disturbo Ossessivo-Compulsivo e Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità. Nonostante la apparente omonimia, si tratta tuttavia di patologie molto differenti tra loro. Infatti, nel primo caso, i pazienti che soffrono di tale diagnosi, hanno vere e proprie ossessioni, ossia ripetitivi, indesiderati, pensieri intrusivi che causano incontrollabile ansia, e compulsioni, vale a dire comportamenti rituali che non possono fare a meno di mettere in atto per controllare le loro ossessioni e sedare la propria ansia. Un paziente con Disturbo Ossessivo-Compulsivo è consapevole del proprio disagio, soffre terribilmente per la ritualità nella quale ha intrappolato la propria vita e nel più delle volte la sofferenza è talmente elevata da spingerlo a chiedere aiuto.

Tutto ciò invece non accade nella personalità ossessiva, come quella di Furio. In primo luogo non necessariamente questi individui soffrono di compulsioni, ma ciò che rende il loro disturbo ancora più tragicamente complesso è la loro totale inconsapevolezza di avere un problema. Per tale motivo si è soliti parlare egosintonia del disturbo. Ma che cosa significa? Con questa espressione ci si riferisce a quei casi in cui il disturbo non viene percepito, dalla persona che ne è affetto, come tale. Infatti, come nel caso di Furio, egli non è minimamente consapevole di quanto le sue azioni compromettano il normale svolgimento della propria vita e di quella della moglie. Per Furio il suo comportamento non è sinonimo di disagio psicologico, ma al contrario, è l’unico possibile e moralmente accettabile da sostenere.

Di seguito sono riportati i criteri diagnostici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo di personalità, con il quale è possibile diagnosticare il funzionamento mentale della maschera creata da Verdone.

DSM-5

Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Una modalità pervasiva di preoccupazione per l’ordine, la perfezione e il controllo mentale e interpersonale, a spese della flessibilità della larghezza di vedute, e dell’efficienza, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti come indicato da almeno quattro dei seguenti elementi:

 

  1.  Eccessiva attenzione per i dettagli, le regole, gli elenchi, l’ordine, l’organizzazione e gli schemi fino al punto che lo scopo dell’attività principale va perduto.
  2.  Perfezionismo che interferisce con l’espletamento degli impegni (ad esempio incapacità di portare a termine un progetto perché non sono soddisfatti i propri standard oltremodo rigidi di perfezione).
  3. Eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività con esclusione delle attività di svago ed amicizie (non giustificata da ovvie necessità economiche).
  4. Esagerata coscienziosità, scrupolosità e inflessibilità in tema di moralità di etica e di valori (non giustificata dall’appartenenza ad una cultura o ad una religione).
  5. Incapacità di gettare oggetti usati o di nessun valore anche quando non hanno nessun significato affettivo.
  6. Riluttanza a delegare compiti o lavori agli altri, almeno che essi non aderiscano esattamente al proprio modo di fare le cose.
  7. Presenta uno stile di vita privo di generosità sia verso se stesso che verso gli altri, il denaro è considerato qualcosa che è necessario accumulare per fronteggiare catastrofi future.
  8.  Manifesta rigidità ed ostinazione.

Tabella 1.  Criteri diagnostici per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità secondo la versione più recente (quinta edizione) del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM- 5)

 


FONTI

American Psychiatric Association -APA- (2014), Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorder (5thed.) DSM-5,  American Psychiatric Association, Washington DC

N. McWilliams (2011), La diagnosi psicoanalitica, Casa Editrice Astrolabio, Roma

Marco Masi

Marco Masi

Sono Marco Masi. Mi sono laureato in Psicologia Clinica all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna presso la Facoltà di Psicologia della sede di Cesena (FC). Come PSICOLOGO CLINICO e PSICOTERAPEUTA mi rivolgo alla prevenzione delle situazioni di disagio e alla promozione del benessere psicologico e sociale, in particolare all’identificazione e al trattamento delle problematiche affettive, relazionali e comportamentali che si presentano in situazioni di disagio emotivo.

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